I mercati esteri richiedono massicciamente i prodotti della moda italiana. Come per tutti i prodotti BBF, belli e ben fatti, per il sistema moda il marchio Made in Italy è una garanzia di qualità.

A rendere così attrattivi i prodotti moda è la lunga tradizione sartoriale e artigianale del bel Paese. A vendere all’estero sono sia i grandi marchi, sia i prodotti artigianali di bottega, che riescono a piazzare sul mercato prodotti di alta qualità, soprattutto nel segmento luxury.

Ma in quali mercati esteri è più alta la domanda per la moda italiana e quali regione italiane sono più favorite in questo scambio?

Per punti, rispondiamo a queste domande.

Le regioni italiane specializzate nel sistema moda

Per tradizione, alcune regioni italiane sono specializzate nel sistema moda molto più di altre.

Quelle ad alta specializzazione sono Toscana e Marche.

Mediamente specializzate sono Lombardia, Veneto e Umbria.

Il centro-nord risulta quindi essere la fascia con il focus principale nel settore moda.

Questa classificazione tiene conto di una discreta gamma di microsettori:

  • lavorazione di tessuti
  • filati
  • calzature
  • pelletteria
  • calzetteria
  • pellicceria
  • abbigliamento in generale.

Ad esempio, tutti conoscono la forte specializzazione della Toscana nella realizzazione, per esempio, di borse e accessori in pelle o nell’alta sartoria, così come è nota la vocazione delle Marche verso la produzione di calzature di altissima qualità.

I mercati internazionali in cui è più alta la richiesta per la moda Made in Italy

Forti di questa reputazione, le aziende del sistema moda in Italia hanno ottime chance di successo nei mercati esteri.

Nella top ten dei bacini di attrazione per i nostri prodotti vi sono, nell’ordine:

  1. Francia
  2. Germania
  3. USA
  4. Svizzera
  5. Regno Unito
  6. Hong Kong
  7. Spagna
  8. Cina
  9. Giappone
  10. Russia

Fonte: prometeia.it

Per le piccole e medie imprese ci sono chances?

Le piccole e medie imprese italiane nel sistema moda hanno ottime chance di successo all’estero, puntando sulla qualità dei prodotti e delle lavorazioni. Botteghe artigiane e piccole fabbriche possono riuscire a piazzare la propria merce sui mercati internazionali senza compromessi sul prezzo.

La qualità è proprio la prerogativa che rende così richiesto il Made in Italy, dunque rinunciarvi in favore di una produzione massiva e low cost potrebbe essere una scelta rischiosa.

La strategia di internazionalizzazione

Indubbiamente, per ottenere risultati nell’internazionalizzazione e vendere all’estero non basta solo avere un buon prodotto, ma occorre una strategia di vendita studiata a tavolino. Questa, a sua volta, deve essere interdipendente con il contesto di riferimento: mercati, società, eventi storici (pensiamo agli effetti dell’epidemia da Sars-Cov-2 nello scenario economico globale).

Per questo motivo, una strategia unica di fondo deve prevedere a un livello più basso delle tattiche che possono essere modificate a seconda della situazione e delle contingenze.

Si parte valutando il profilo dell’azienda: punti di forza e criticità

In ogni caso, si parte con una valutazione delle possibilità di successo della PMI nell’internazionalizzazione, che tenga conto di fattori interni ed esterni, sia economici che relativi alle risorse umane a disposizione.

Questa valutazione è molto complessa, perciò ti suggeriamo di iniziare avvalendoti gratuitamente del nostro strumento di Assessment, che ti aiuterà a tracciare un profilo di punti di forza e criticità della tua azienda, per poi impostare la strategia vincente.

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